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Lunedì 31 maggio 2021

VEGLIA MARIANA CITTADINA

celebrazione per la festa della Visitazione della B.V. Maria e la chiusura del mese di maggio

Santuario di Maria Immacolata - Aosta

Canto di inizio:
Veni Sancte Spiritus, tui amoris ignem accende.
Veni Sancte Spiritus, veni Sancte Spiritus...

Primo Mistero
IL BATTESIMO NEL GIORDANO

Canto: Magnificat, magnificat, magnificat anima mea Dominum. Magnificat, magnificat, magnificat anima mea…
Tre rappresentanti della parrocchia di Saint-Martin de Corleans depongono un cero ai piedi della Vergine.

Lettura biblica:
Dal Vangelo secondo Luca (Mc 1,9-11)
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E subito, uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: "Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento".

Meditazione - momento di silenzio
Recita della decina

Secondo Mistero
LE NOZZE DI CANA

Canto: Magnificat, magnificat, magnificat anima mea Dominum. Magnificat, magnificat, magnificat anima mea...
Tre rappresentanti della parrocchia dell’Immacolata depongono un cero ai piedi della Vergine.

Lettura biblica:
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 2,1-5.11)
Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino».
E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Questo, a Cana di Galilea, fu l'inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Meditazione - momento di silenzio
Recita della decina

Terzo Mistero
L'ANNUNCIO DEL REGNO DI DIO

Canto: Magnificat, magnificat, magnificat anima mea Dominum. Magnificat, magnificat, magnificat anima mea...
Tre rappresentanti delle parrocchie della Cattedrale e di Santo Stefano depongono un cero ai piedi della Vergine.

Lettura biblica:
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,35-39)
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: "Tutti ti cercano!".
Egli disse loro: "Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!". E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Meditazione - momento di silenzio
Recita della decina

Quarto Mistero
LA TRASFIGURAZIONE

Canto: Magnificat, magnificat, magnificat anima mea Dominum. Magnificat, magnificat, magnificat anima mea...
Tre rappresentanti delle parrocchie di Sant’Anselmo e di Sant’Orso depongono un cero ai piedi della Vergine.

Lettura biblica:
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,2-5)
Gesù fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: "Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia". Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo".

Meditazione - momento di silenzio
Recita della decina

Quinto Mistero
L'EUCARISTIA

Canto: Magnificat, magnificat, magnificat anima mea Dominum. Magnificat, magnificat, magnificat anima mea...
Tre sacerdoti della città depongono un cero ai piedi della Vergine.

Lettura biblica:
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 22,17-19)
Gesù, ricevuto un calice, rese grazie e disse: "Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio". Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: "Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me".

Meditazione - momento di silenzio
Recita della decina

Canto delle Litanie
Preghiera del Santuario
Saluto del vescovo e Benedizione

Canto del Salve Regina:
Salve Regina, Madre di misericordia
vita dolcezza speranza nostra salve Salve Regina. (bis)
A te ricorriamo esuli figli di Eva
a te sospiriamo piangenti in questa valle di lacrime.
Avvocata nostra volgi a noi gli occhi tuoi
mostraci dopo questo esilio il frutto del tuo seno Gesù
Salve Regina, Madre di Misericordia
o Clemente, o Pia, o dolce Vergine Maria.
Salve Regina. Salve Regina. Salve. Salve

Disposizioni per le Prime Comunioni - Maggio 2021

Domenica 9 e Domenica 16 maggio celebreremo le Prime Comunioni dei Bambini delle 5e Elementari durante la S. Messa parrocchiale delle ore 11,00.

A causa dei posti limitati in Chiesa chiedo che queste due S. Messe siano riservate esclusivamente alle famiglie di questi Bambini e prego gli altri fedeli di organizzarsi per partecipare alle altre S. Messe: ore 8,30, 9,45 e 18,30.

Grazie !

p. Luigino

Cresime 2021 - Parrocchia Immacolata di Aosta

Ai Genitori e ai Padrini o Madrine dei Ragazzi delle 2e Medie che si preparano al Sacramento della Cresima nel prossimo mese di aprile

Carissimi Genitori e Ragazzi,
con una certa trepidazione riprendo la lettera che vi avevo già inviato l'anno scorso con la speranza che questa volta tutte le circostanze ci permettano di celebrare le Cresime dei nostri Ragazzi alle date qui sotto indicate. Evidentemente, ho chiesto anzitutto al nostro Vescovo la Sua disponibilità e così abbiamo potuto concordarle, secondo i Suoi impegni, ma anche nell'intenzione di non rinviarle ulteriormente per non scoraggiare i Ragazzi che mi sembrano seriamente motivati… Ufficialmente non l'ho detto prima, se non casualmente agli stessi interessati e a qualcuno che me ne ha fatto esplicita domanda, a causa del perdurare della pandemia da Covid-19 che ci lascia ancora tutti nell'incertezza di fare dei programmi sicuri… Arrivati a questo punto, però, mi sembrava opportuno fissare le date e ci auguriamo che il Signore ci conceda di poter vivere con serenità questo momento di preghiera e di festa, così importante nel cammino di formazione cristiana dei nostri Ragazzi. La celebrazione delle Cresime è stata pensata in due turni, rispettando la composizione dei due Gruppi come si sono costituiti già da anni con la frequenza al Catechismo del Martedì o del Giovedì. Ecco le date stabilite col Vescovo.

1° Turno : Sabato 17 aprile alle ore 15,00 (arrivo nel Salone S. Famiglia in Casa-Opere alle 14,30).

= il Gruppo del Martedì: gli incontri di Catechismo continuano regolarmente tutti i Martedì dalle ore 16,45 alle 17,45; ma avremo due momenti importantissimi, ineludibili, di preparazione immediata.

Domenica 11 aprile : Ritiro per tutti i Cresimandi, accompagnati da Genitori e Padrini o Madrine :
ore 16,00: incontro (separatamente: Ragazzi e Adulti)
ore 17,15: Esame di coscienza e Confessioni.
ore 18,30: S. Messa della Domenica.

Martedì 13 aprile ore16,45-17,45: prove della celebrazione in Chiesa (sono invitati anche i Padrini o Madrine).

2° Turno : Domenica 18 aprile alle ore 11,00 (arrivo nel Salone S. Famiglia in Casa-Opere alle 10,30).

= il Gruppo del Giovedì: gli incontri di Catechismo continuano regolarmente tutti i Giovedì dalle ore 17,30 alle 18,30; ma avremo due momenti importantissimi, ineludibili, di preparazione immediata :

Domenica 11 aprile : Ritiro per tutti i Cresimandi, accompagnati da Genitori e Padrini o Madrine :
ore 16,00: incontro (separatamente: Ragazzi e Adulti)
ore 17,15: Esame di coscienza e Confessioni.
ore 18,30: S. Messa della Domenica.

Giovedì 15 aprile ore 17,15-18,15 : prove della celebrazione in Chiesa (sono invitati anche i Padrini o Madrine).

E' necessario precisare che la nostra Chiesa ha, in questo momento, una capienza limitata a soli 140 posti a sedere (non è consentito sostare in piedi) a causa delle distanze da osservare nel rispetto delle Norme di sicurezza che ci sono imposte. Considerando che ognuno dei due Gruppi di Cresimandi è di 15 / 16 Ragazzi accompagnati ciascuno dal rispettivo Padrino o Madrina, che siederà accanto al proprio figlioccio, ogni famiglia potrà disporre di altri 6 posti al massimo fino ad occupare tutte le sedie. Se ci fossero difficoltà particolari se ne parli subito direttamente al Parroco perché è importantissimo che entro una settimana noi definiamo le liste dei due Gruppi così da verificare se abbiamo tutti gli Atti di Battesimo e il foglio con l'Assunzione di Impegno da parte dei Padrini o Madrine.

Sono consapevole che queste restrizioni ci mettano un po' a disagio … ma le accettiamo con sentimenti cristiani, anzitutto, di obbedienza e rispetto alle Autorità competenti, in piena solidarietà gli uni verso gli altri poiché, mi pare, che stiamo finalmente capendo che “siamo tutti nella stessa barca” e che “nessuno si salva da solo”, ma anche come offerta di un sacrifico che trasformiamo in preghiera al Signore affinché ci benedica liberandoci da questa pandemia, proteggendo questi nostri Ragazzi per i quali chiediamo tutti i Doni dello Sparito Santo come bagaglio spirituale indispensabile per una felice riuscita della loro vita ! La festa si potrà sempre fare con tutti i parenti – come è normale che sia - in altro momento nelle migliori condizioni.

Per avere un ricordo e per far partecipare a distanza tutti i nostri parenti e amici, voglio ricordare che entrambe le Celebrazioni saranno trasmesse in diretta streaming sul sito Aostaoggi.it e poi disponibili in You Tube anche sul sito della nostra Parrocchia: www.parrocchiaimmacolata.vda.it Il servizio fotografico sarà assicurato dallo Studio PhotoPoint di C.so Battaglione Aosta al N° 10, dove potrete rivolgervi per le foto personali. Quindi, durante la celebrazione stessa sono proibite altre riprese di telecamere o foto personali perché creano confusione, dovendo ognuno stare fermo al proprio posto.

Stiamo vivendo il Tempo sacro della Quaresima: è il momento spirituale più forte di tutto l'anno. Vi invito a non lasciar passare invano le Grazie che il Signore ci accorda con abbondanza per rinnovare la nostra vita e quindi, vi raccomando la partecipazione alla S. Messa domenicale insieme ai vostri figli e di prendere con loro un momento di preghiera (10 minuti) ogni sera perché la celebrazione delle Cresime sia davvero una Pentecoste per loro ma anche per tutta la vostra famiglia. Termino con l'assicurarvi non solo del nostro impegno ma anche della preghiera quotidiana, che insieme a tutta la Comunità parrocchiale, offriamo per ciascuno di voi.

A nome delle Catechiste, il vostro parroco, P. Luigino Da Ros, omi.

 

Santa Messa con e per il mondo del lavoro 2021

Indicazioni del Vescovo di Aosta per la Settimana Santa 2021

Carissimi fratelli e sorelle, pur trovandoci ancora in emergenza sanitaria, quest'anno abbiamo la gioia di celebrare la Settimana Santa riuniti nelle nostre chiese. Sarà però necessario limitare alcuni gesti rituali senza nulla togliere all'intensità della fede e della devozione con la quale desideriamo accostarci alle feste pasquali.

Visti gli Orientamenti emanati dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana il 23 febbraio 2021, fornisco qui di seguito alcune indicazioni utili a quanti devono predisporre per tempo tutto quanto necessario per una dignitosa celebrazione della Settimana Santa, sacerdoti, gruppi liturgici, cantorie, ministranti, coloro che curano la chiesa.

Ovviamente si richiede il rispetto rigoroso di tutte le norme igienico-sanitarie già in uso, in primis: uso della mascherina per tutto il tempo delle celebrazioni - compresi sacerdoti, lettori e ministranti -, rispetto del distanziamento ed evitare gli assembramenti.

Domenica delle Palme
Per la Commemorazione dell'Ingresso del Signore in Gerusalemme si usa la seconda forma prevista dal Messale Romano (Ingresso solenne) con queste modalità: i fedeli entrano in chiesa e prendono posto come di consueto e tengono in mano i rami di ulivo o di palma. Mentre viene cantata l’antifona Osanna, il Sacerdote con i ministranti si recano in fondo alla chiesa. I fedeli sono invitati a volgersi verso il fondo della chiesa. Il sacerdote procede alla benedizione dei rami e alla proclamazione del Vangelo come indicato nel Messale. Quindi, mentre viene eseguito un canto, si reca processionalmente all’altare e prosegue la celebrazione come indicato nel Messale.

Messa Cresimale: viene confermata al Giovedì Santo in Cattedrale alle ore 9.00. La celebrazione inizia direttamente in Cattedrale e qui, subito dopo la Messa, avviene anche il consueto incontro del vescovo con sacerdoti e diaconi. Per motivi di prudenza viene invece sospeso il pranzo fraterno.

Giovedì Santo: nella Missa in Cœna Domini viene omessa la lavanda dei piedi. La processione al termine della celebrazione per la reposizione del Santissimo Sacramento viene svolta dal solo sacerdote con i ministranti.

Venerdì Santo: nella Celebrazione della Passione del Signore si sostituisce il testo della decima intenzione della Preghiera universale con quello allegato alla presente circolare. L’ostensione della Santa Croce avviene come previsto dal Messale. Solo il presidente della celebrazione esprime l’atto di adorazione con la genuflessione davanti alla Santa Croce, mentre tutti gli altri restano in ginocchio per qualche istante al proprio posto. Ogni altra celebrazione pubblica di pietà popolare, compresa la Via Crucis, può essere proposta in maniera stanziale, come già durante il tempo di Quaresima.

Veglia pasquale: viene celebrata in tutte le sue parti come previsto dal Messale, con le seguenti attenzioni: viene fissato un orario compatibile con l’eventuale coprifuoco; l’accensione del fuoco avviene davanti alla chiesa di modo che i fedeli possano assistervi dall’interno stando al proprio posto, evitando assembramenti, mentre solo il sacerdote e i ministranti escono.

Ricordo che per tutte le altre celebrazioni liturgiche, espressioni di pietà popolare e attività pastorali restano in vigore le indicazioni precedentemente offerte.

Chiedo alla Vergine Maria, Regina della Valle d’Aosta, a San Grato e a Sant'Orso, nostri Patroni, di intercedere perché il Signore stenda la Sua mano misericordiosa e ci liberi dal contagio e ridoni speranza e salute a tutti.

firma vescovo

 

 

 

 

 

 


ALLEGATO - Decima intenzione della Preghiera universale del Venerdì Santo

X. PER QUANTI SONO NELLA PROVA

Preghiamo, fratelli e sorelle, Dio Padre onnipotente,
perché allontani dal mondo la pandemia,
conceda salute agli ammalati e conforto a chi è solo,
spezzi le catene della fame, della povertà e della violenza,
sostenga chi lavora quotidianamente al servizio del prossimo,
doni sicurezza a chi viaggia, il ritorno ai lontani da casa
e ai morenti la salvezza eterna.

Preghiera in silenzio; poi il sacerdote dice:

Dio onnipotente ed eterno,
consolazione degli afflitti,
sostegno dei sofferenti,
ascolta il grido di coloro che sono nella prova,
perché tutti nelle loro necessità
sperimentino la gioia di aver trovato
il soccorso della tua misericordia.
Per Cristo nostro Signore.

R/. Amen.

Comunicazioni del vescovo, mons. Franco Lovignana

Carissimi,

Innanzitutto desidero salutare ciascuno di voi e augurare a tutti un nuovo anno che, con l’aiuto di Dio, possa essere aperto alla speranza.

Dopo essermi confrontato con i Vicari, propongo un breve aggiornamento delle disposizioni per questo tempo di pandemia, dopo l’ultima Circolare del 5 novembre 2020.

1. Per quanto riguarda la vita liturgica e pastorale delle nostre comunità, perdurante la situazione di pandemia, rimane in vigore la Circolare del 10 maggio 2020 che recepiva integralmente, adattandolo alla nostra situazione, il Protocollo predisposto dalla Conferenza Episcopale Italiana e approvato dal Governo Italiano, con i successivi aggiornamenti dell’11 e del 27 giugno e del 14 agosto 2020.

2.Continuerà normalmente la celebrazione della Santa Messa con la partecipazione del popolo, nel rispetto scrupoloso delle norme igienico-sanitarie prescritte (in particolare: distanziamento, uso della mascherina per tutto il tempo e da parte di tutti, Sacerdote presidente compreso, igienizzazione delle mani).

3. Si possono celebrare Battesimi, Matrimoni e Funerali con le medesime norme fino ad ora vigenti.

4. Per quanto riguarda le Prime Comunioni da tempo rinviate, suggerisco, a prudente giudizio del Parroco in dialogo con famiglie e catechisti, di valorizzare percorsi personalizzati di preparazione immediata e di celebrazione per piccoli gruppi (a seconda della capienza della chiesa e del numero di fedeli abitualmente presenti). La celebrazione può avvenire nella Messa domenicale per più domeniche, anche consecutive, oppure in una o più celebrazioni ad hoc aggiunte al normale orario festivo. Per le Prime comunioni dell’anno in corso, suggerisco ai Parroci, sempre in dialogo con famiglie e catechisti, di valutare innanzitutto se ci siano le condizioni sufficienti di preparazione per accedere al Sacramento o se sia più opportuno rinviare all’anno successivo. Qualora si giudichi sufficiente il cammino di preparazione, suggerisco di prevedere più gruppi per la celebrazione in diverse domeniche a partire da dopo Pasqua. Anche le prime Confessioni vengano proposte in maniera scaglionata per piccoli gruppi, nel rispetto delle norme prescritte (in particolare: uso della mascherina, distanziamento tra confessore e penitente, luogo ampio e riservato).

5 .Per quanto riguarda le Cresime più volte rinviate, io mi metto a disposizione a partire dal 23 gennaiop.v. e fino a quando sia possibile, secondo l’evolversi della situazione del contagio. Suggerisco di pensare a celebrazioni ad hoc, di sabato e di domenica,aggiunte al normale orario festivo (per questioni di numeri). Suggerisco anche di prendere in considerazione la possibilità di celebrare la Cresima in Cattedrale (disponibili 300 posti in sicurezza). Credo che non si debba avere fretta di recuperare le celebrazioni rinviate; si privilegi il cammino di catechesi e di esperienza di fede che prepara ad una fruttuosa recezione del Sacramento. Chiedo pertanto ai Parrocidiconfrontarsicon famiglie e catechistiepoidicontattarmi pervalutare insieme modalità, orari e luoghi. Per leCresime dell’anno in corso, io mi rendo disponibile da dopo Pasqua e anche durante tutta l’estate, ferma restando la valutazione di opportunità in base al cammino di preparazione compiuto.

6. L’Unzione degli infermi, la Comunione ad anziani e malati (qualora richieste) e le Confessioni individuali sono certamente possibili ed è doveroso assicurarle, attenendosi alle normative igienico-sanitarie previste.

7. Sapendo quanto sia importante per la vita parrocchiale la relazione con le persone e quanto sia necessario in questo momento fare attenzione alla salute e prevenire il contagio, chiedo di valutare con grande prudenza se esistano le condizioni necessarie per incontri in presenza nella catechesi dell’iniziazione cristiana e nella catechesi dei giovani, degli adulti e delle famiglie. Nel caso affermativo, si utilizzino spazi più ampi e adeguati, come ad esempio la chiesa, e si rispettino rigorosamente le norme igienico-sanitarie richieste. Venga comunque valorizzata l’Eucaristia festiva come momento centrale di incontro in presenza, facendola eventualmente precedere o seguire da un breve momento di catechesi opportunamente preparato. Non si escluda anche la catechesi a distanza utilizzando tutti gli strumenti che in questo periodo abbiamo imparato a conoscere e valorizzare. Anche il Consiglio pastorale parrocchiale può essere convocato in videoconferenza; qualora il Parroco ritenga di doverlo riunire in presenza, lo faccia utilizzando la chiesa, nel rispetto di tutte le norme previste.

8. Anche le Aggregazioni laicali valutino con grande prudenza se esistano le condizioni necessarie per attivare i loro cammini in presenza. Diversamente propongano i loro incontri con modalità a distanza.

9. L’Ufficio pastorale per la Famiglia, di concerto con i Parroci e le Coppie animatrici, valuti se esistano le condizioni per proporre in sicurezza i singoli corsi di preparazione al Matrimonio e, nel caso, scelgano spazi adatti (ad esempio le chiese) e le modalità necessarieper il rispetto rigoroso delle norme igienico-sanitarie prescritte.

10. Restano sospesi gli incontri in presenza dei consigli diocesani, dei ritiri spirituali, della formazione del clero e dei religiosi, comprese le riunioni di zona di sacerdoti e diaconi. Quando possibile, tali incontri possono essere opportunamente proposti in modalità a distanza.

11. Ai Parroci e a tutti i Sacerdoti chiedo di stare vicini ai fedeli loro affidati, innanzitutto con la preghiera e poi cercando ogni forma possibile per mantenere una relazione di prossimità, di ascolto e di accompagnamento personali, anche attraverso il telefono o altre modalità oggi a disposizione, soprattutto con quanti non possono prendere parte alle celebrazioni in chiesa. Testimoniamo la speranza cristiana nella vita al di là della morte con una attenzione particolare alle famiglie che vivono il lutto: consideriamo il funerale come un momento che richiede da parte nostra un supplemento di umanità e di zelo apostolico per l’annuncio del Vangelo.

12. Richiamo ancora una volta il massimo rispetto delle norme di igienizzazione e di distanziamentonei luoghi di celebrazione e di accoglienza dei fedeli. Il Sacerdote che presiede la Liturgia indossi permanentemente la mascherina, anche per rispetto dei ministranti e di altri eventuali concelebranti; inoltre si igienizzi le mani prima di uscire dalla sagrestia, alla presentazione delle offerte e prima di distribuire la Comunione. I Lettori indossino la mascherina anche nel momento della proclamazione della Parola. I vasi sacri (calici, patene, ampolline) siano igienizzati prima di ogni Santa Messa. Sia curata frequentemente la pulizia delle tovaglie e dei lini sacri (purificatoi, manutergi).
So bene che per alcuni l’osservanza di queste norme è particolarmente gravosa, ma non dobbiamo e non possiamo essere superficiali; anche questo è un modo di esercitare la carità fraterna.

Concludo, cari fratellie sorelle, esortando me stesso e voi a confidare nel Signore e nella Sua onnipotente Provvidenza. Pur nella distanza, stiamo vicini gli uni agli altri con la preghiera e con qualche gesto di premura fraterna. Incrementiamo, con discrezione e generosità, la carità personale e comunitaria verso le persone e le famiglie che versano in condizioni di povertà per la mancanza di lavoro.

Invoco su ognuno di voi, su ogni famiglia e ogni comunità la benedizione di Dio, per l’intercessione di Maria Santissima, Regina della Valle d’Aosta.


Aosta, 13 gennaio 2021

nella memoria di Sant’Ilario, vescovo e dottore della Chiesa

firma vescovo

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA CELEBRAZIONE DELLA 54a GIORNATA MONDIALE DELLA PACE - 1° GENNAIO 2021

LA CULTURA DELLA CURA COME PERCORSO DI PACE

1. Alle soglie del nuovo anno, desidero porgere i miei più rispettosi saluti ai Capi di Stato e di Governo, ai responsabili delle Organizzazioni internazionali, ai leader spirituali e ai fedeli delle varie religioni, agli uomini e alle donne di buona volontà. A tutti rivolgo i miei migliori auguri, affinché quest’anno possa far progredire l’umanità sulla via della fraternità, della giustizia e della pace fra le persone, le comunità, i popoli e gli Stati.

Il 2020 è stato segnato dalla grande crisi sanitaria del Covid-19, trasformatasi in un fenomeno multisettoriale e globale, aggravando crisi tra loro fortemente interrelate, come quelle climatica, alimentare, economica e migratoria, e provocando pesanti sofferenze e disagi. Penso anzitutto a coloro che hanno perso un familiare o una persona cara, ma anche a quanti sono rimasti senza lavoro. Un ricordo speciale va ai medici, agli infermieri, ai farmacisti, ai ricercatori, ai volontari, ai cappellani e al personale di ospedali e centri sanitari, che si sono prodigati e continuano a farlo, con grandi fatiche e sacrifici, al punto che alcuni di loro sono morti nel tentativo di essere accanto ai malati, di alleviarne le sofferenze o salvarne la vita. Nel rendere omaggio a queste persone, rinnovo l’appello ai responsabili politici e al settore privato affinché adottino le misure adeguate a garantire l’accesso ai vaccini contro il Covid-19 e alle tecnologie essenziali necessarie per assistere i malati e tutti coloro che sono più poveri e più fragili.[1]

Duole constatare che, accanto a numerose testimonianze di carità e solidarietà, prendono purtroppo nuovo slancio diverse forme di nazionalismo, razzismo, xenofobia e anche guerre e conflitti che seminano morte e distruzione.

Questi e altri eventi, che hanno segnato il cammino dell’umanità nell’anno trascorso, ci insegnano l’importanza di prenderci cura gli uni degli altri e del creato, per costruire una società fondata su rapporti di fratellanza. Perciò ho scelto come tema di questo messaggio: La cultura della cura come percorso di pace. Cultura della cura per debellare la cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro, oggi spesso prevalente.

2. Dio Creatore, origine della vocazione umana alla cura

In molte tradizioni religiose, vi sono narrazioni che si riferiscono all’origine dell’uomo, al suo rapporto con il Creatore, con la natura e con i suoi simili. Nella Bibbia, il Libro della Genesi rivela, fin dal principio, l’importanza della cura o del custodire nel progetto di Dio per l’umanità, mettendo in luce il rapporto tra l’uomo (’adam) e la terra (’adamah) e tra i fratelli. Nel racconto biblico della creazione, Dio affida il giardino “piantato nell’Eden” (cfr Gen 2,8) alle mani di Adamo con l’incarico di “coltivarlo e custodirlo” (cfr Gen 2,15). Ciò significa, da una parte, rendere la terra produttiva e, dall’altra, proteggerla e farle conservare la sua capacità di sostenere la vita.[2] I verbi “coltivare” e “custodire” descrivono il rapporto di Adamo con la sua casa-giardino e indicano pure la fiducia che Dio ripone in lui facendolo signore e custode dell’intera creazione.

La nascita di Caino e Abele genera una storia di fratelli, il rapporto tra i quali sarà interpretato – negativamente – da Caino in termini di tutela o custodia. Dopo aver ucciso suo fratello Abele, Caino risponde così alla domanda di Dio: «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9).[3] Sì, certamente! Caino è il “custode” di suo fratello. «In questi racconti così antichi, ricchi di profondo simbolismo, era già contenuta una convinzione oggi sentita: che tutto è in relazione, e che la cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri».[4]

3. Dio Creatore, modello della cura

La Sacra Scrittura presenta Dio, oltre che come Creatore, come Colui che si prende cura delle sue creature, in particolare di Adamo, di Eva e dei loro figli. Lo stesso Caino, benché su di lui ricada la maledizione a motivo del crimine che ha compiuto, riceve in dono dal Creatore un segno di protezione, affinché la sua vita sia salvaguardata (cfr Gen 4,15). Questo fatto, mentre conferma la dignità inviolabile della persona, creata ad immagine e somiglianza di Dio, manifesta anche il piano divino per preservare l’armonia della creazione, perché «la pace e la violenza non possono abitare nella stessa dimora».[5]

Proprio la cura del creato è alla base dell’istituzione dello Shabbat che, oltre a regolare il culto divino, mirava a ristabilire l’ordine sociale e l’attenzione per i poveri (Gen 1,1-3; Lv 25,4). La celebrazione del Giubileo, nella ricorrenza del settimo anno sabbatico, consentiva una tregua alla terra, agli schiavi e agli indebitati. In questo anno di grazia, ci si prendeva cura dei più fragili, offrendo loro una nuova prospettiva di vita, così che non vi fosse alcun bisognoso nel popolo (cfr Dt 15,4).

Degna di nota è anche la tradizione profetica, dove il vertice della comprensione biblica della giustizia si manifesta nel modo in cui una comunità tratta i più deboli al proprio interno. È per questo che Amos (2,6-8; 8) e Isaia (58), in particolare, alzano continuamente la loro voce a favore della giustizia per i poveri, i quali, per la loro vulnerabilità e mancanza di potere, sono ascoltati solo da Dio, che si prende cura di loro (cfr Sal 34,7; 113,7-8).

4. La cura nel ministero di Gesù

La vita e il ministero di Gesù incarnano l’apice della rivelazione dell’amore del Padre per l’umanità (Gv 3,16). Nella sinagoga di Nazaret, Gesù si è manifestato come Colui che il Signore ha consacrato e «mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi» (Lc 4,18). Queste azioni messianiche, tipiche dei giubilei, costituiscono la testimonianza più eloquente della missione affidatagli dal Padre. Nella sua compassione, Cristo si avvicina ai malati nel corpo e nello spirito e li guarisce; perdona i peccatori e dona loro una vita nuova. Gesù è il Buon Pastore che si prende cura delle pecore (cfr Gv 10,11-18; Ez 34,1-31); è il Buon Samaritano che si china sull’uomo ferito, medica le sue piaghe e si prende cura di lui (cfr Lc 10,30-37).

Al culmine della sua missione, Gesù suggella la sua cura per noi offrendosi sulla croce e liberandoci così dalla schiavitù del peccato e della morte. Così, con il dono della sua vita e il suo sacrificio, Egli ci ha aperto la via dell’amore e dice a ciascuno: “Seguimi. Anche tu fa’ così” (cfr Lc 10,37).

5. La cultura della cura nella vita dei seguaci di Gesù

Le opere di misericordia spirituale e corporale costituiscono il nucleo del servizio di carità della Chiesa primitiva. I cristiani della prima generazione praticavano la condivisione perché nessuno tra loro fosse bisognoso (cfr At 4,34-35) e si sforzavano di rendere la comunità una casa accogliente, aperta ad ogni situazione umana, disposta a farsi carico dei più fragili. Divenne così abituale fare offerte volontarie per sfamare i poveri, seppellire i morti e nutrire gli orfani, gli anziani e le vittime di disastri, come i naufraghi. E quando, in periodi successivi, la generosità dei cristiani perse un po’ di slancio, alcuni Padri della Chiesa insistettero sul fatto che la proprietà è intesa da Dio per il bene comune. Ambrogio sosteneva che «la natura ha riversato tutte le cose per gli uomini per uso comune. [...] Pertanto, la natura ha prodotto un diritto comune per tutti, ma l’avidità lo ha reso un diritto per pochi».[6] Superate le persecuzioni dei primi secoli, la Chiesa ha approfittato della libertà per ispirare la società e la sua cultura. «La miseria dei tempi suscitò nuove forze al servizio della charitas christiana. La storia ricorda numerose opere di beneficenza. […] Furono eretti numerosi istituti a sollievo dell’umanità sofferente: ospedali, ricoveri per i poveri, orfanotrofi e brefotrofi, ospizi, ecc.».[7]

6. I principi della dottrina sociale della Chiesa come base della cultura della cura

La diakonia delle origini, arricchita dalla riflessione dei Padri e animata, attraverso i secoli, dalla carità operosa di tanti testimoni luminosi della fede, è diventata il cuore pulsante della dottrina sociale della Chiesa, offrendosi a tutte le persone di buona volontà come un prezioso patrimonio di principi, criteri e indicazioni, da cui attingere la “grammatica” della cura: la promozione della dignità di ogni persona umana, la solidarietà con i poveri e gli indifesi, la sollecitudine per il bene comune, la salvaguardia del creato.

* La cura come promozione della dignità e dei diritti della persona.

«Il concetto di persona, nato e maturato nel cristianesimo, aiuta a perseguire uno sviluppo pienamente umano. Perché persona dice sempre relazione, non individualismo, afferma l’inclusione e non l’esclusione, la dignità unica e inviolabile e non lo sfruttamento».[8] Ogni persona umana è un fine in sé stessa, mai semplicemente uno strumento da apprezzare solo per la sua utilità, ed è creata per vivere insieme nella famiglia, nella comunità, nella società, dove tutti i membri sono uguali in dignità. È da tale dignità che derivano i diritti umani, come pure i doveri, che richiamano ad esempio la responsabilità di accogliere e soccorrere i poveri, i malati, gli emarginati, ogni nostro «prossimo, vicino o lontano nel tempo e nello spazio».[9]

* La cura del bene comune.

Ogni aspetto della vita sociale, politica ed economica trova il suo compimento quando si pone al servizio del bene comune, ossia dell’«insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente».[10] Pertanto, i nostri piani e sforzi devono sempre tenere conto degli effetti sull’intera famiglia umana, ponderando le conseguenze per il momento presente e per le generazioni future. Quanto ciò sia vero e attuale ce lo mostra la pandemia del Covid-19, davanti alla quale «ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme»[11], perché «nessuno si salva da solo»[12] e nessuno Stato nazionale isolato può assicurare il bene comune della propria popolazione.[13]

* La cura mediante la solidarietà.

La solidarietà esprime concretamente l’amore per l’altro, non come un sentimento vago, ma come «determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti».[14] La solidarietà ci aiuta a vedere l’altro – sia come persona sia, in senso lato, come popolo o nazione – non come un dato statistico, o un mezzo da sfruttare e poi scartare quando non più utile, ma come nostro prossimo, compagno di strada, chiamato a partecipare, alla pari di noi, al banchetto della vita a cui tutti sono ugualmente invitati da Dio.

* La cura e la salvaguardia del creato.

L’Enciclica Laudato si’ prende atto pienamente dell’interconnessione di tutta la realtà creata e pone in risalto l’esigenza di ascoltare nello stesso tempo il grido dei bisognosi e quello del creato. Da questo ascolto attento e costante può nascere un’efficace cura della terra, nostra casa comune, e dei poveri. A questo proposito, desidero ribadire che «non può essere autentico un sentimento di intima unione con gli altri esseri della natura, se nello stesso tempo nel cuore non c’è tenerezza, compassione e preoccupazione per gli esseri umani».[15] «Pace, giustizia e salvaguardia del creato sono tre questioni del tutto connesse, che non si potranno separare in modo da essere trattate singolarmente, a pena di ricadere nuovamente nel riduzionismo».[16]

7. La bussola per una rotta comune

In un tempo dominato dalla cultura dello scarto, di fronte all’acuirsi delle disuguaglianze all’interno delle Nazioni e fra di esse,[17] vorrei dunque invitare i responsabili delle Organizzazioni internazionali e dei Governi, del mondo economico e di quello scientifico, della comunicazione sociale e delle istituzioni educative a prendere in mano questa “bussola” dei principi sopra ricordati, per imprimere una rotta comune al processo di globalizzazione, «una rotta veramente umana».[18] Questa, infatti, consentirebbe di apprezzare il valore e la dignità di ogni persona, di agire insieme e in solidarietà per il bene comune, sollevando quanti soffrono dalla povertà, dalla malattia, dalla schiavitù, dalla discriminazione e dai conflitti. Mediante questa bussola, incoraggio tutti a diventare profeti e testimoni della cultura della cura, per colmare tante disuguaglianze sociali. E ciò sarà possibile soltanto con un forte e diffuso protagonismo delle donne, nella famiglia e in ogni ambito sociale, politico e istituzionale.

La bussola dei principi sociali, necessaria a promuovere la cultura della cura, è indicativa anche per le relazioni tra le Nazioni, che dovrebbero essere ispirate alla fratellanza, al rispetto reciproco, alla solidarietà e all’osservanza del diritto internazionale. A tale proposito, vanno ribadite la tutela e la promozione dei diritti umani fondamentali, che sono inalienabili, universali e indivisibili.[19]

Va richiamato anche il rispetto del diritto umanitario, soprattutto in questa fase in cui conflitti e guerre si susseguono senza interruzione. Purtroppo molte regioni e comunità hanno smesso di ricordare un tempo in cui vivevano in pace e sicurezza. Numerose città sono diventate come epicentri dell’insicurezza: i loro abitanti lottano per mantenere i loro ritmi normali, perché vengono attaccati e bombardati indiscriminatamente da esplosivi, artiglieria e armi leggere. I bambini non possono studiare. Uomini e donne non possono lavorare per mantenere le famiglie. La carestia attecchisce dove un tempo era sconosciuta. Le persone sono costrette a fuggire, lasciando dietro di sé non solo le proprie case, ma anche la storia familiare e le radici culturali.

Le cause di conflitto sono tante, ma il risultato è sempre lo stesso: distruzione e crisi umanitaria. Dobbiamo fermarci e chiederci: cosa ha portato alla normalizzazione del conflitto nel mondo? E, soprattutto, come convertire il nostro cuore e cambiare la nostra mentalità per cercare veramente la pace nella solidarietà e nella fraternità?

Quanta dispersione di risorse vi è per le armi, in particolare per quelle nucleari,[20] risorse che potrebbero essere utilizzate per priorità più significative per garantire la sicurezza delle persone, quali la promozione della pace e dello sviluppo umano integrale, la lotta alla povertà, la garanzia dei bisogni sanitari. Anche questo, d’altronde, è messo in luce da problemi globali come l’attuale pandemia da Covid-19 e dai cambiamenti climatici. Che decisione coraggiosa sarebbe quella di «costituire con i soldi che s’impiegano nelle armi e in altre spese militari un “Fondo mondiale” per poter eliminare definitivamente la fame e contribuire allo sviluppo dei Paesi più poveri»![21]

8. Per educare alla cultura della cura

La promozione della cultura della cura richiede un processo educativo e la bussola dei principi sociali costituisce, a tale scopo, uno strumento affidabile per vari contesti tra loro correlati. Vorrei fornire al riguardo alcuni esempi.

- L’educazione alla cura nasce nella famiglia, nucleo naturale e fondamentale della società,dove s’impara a vivere in relazione e nel rispetto reciproco. Tuttavia, la famiglia ha bisogno di essere posta nelle condizioni per poter adempiere questo compito vitale e indispensabile.

- Sempre in collaborazione con la famiglia, altri soggetti preposti all’educazione sono la scuola e l’università, e analogamente, per certi aspetti, i soggetti della comunicazione sociale.[22] Essi sono chiamati a veicolare un sistema di valori fondato sul riconoscimento della dignità di ogni persona, di ogni comunità linguistica, etnica e religiosa, di ogni popolo e dei diritti fondamentali che ne derivano. L’educazione costituisce uno dei pilastri di società più giuste e solidali.

- Le religioni in generale, e i leader religiosi in particolare, possono svolgere un ruolo insostituibile nel trasmettere ai fedeli e alla società i valori della solidarietà, del rispetto delle differenze, dell’accoglienza e della cura dei fratelli più fragili. Ricordo, a tale proposito, le parole del Papa Paolo VI rivolte al Parlamento ugandese nel 1969: «Non temete la Chiesa; essa vi onora, vi educa cittadini onesti e leali, non fomenta rivalità e divisioni, cerca di promuovere la sana libertà, la giustizia sociale, la pace; se essa ha qualche preferenza, questa è per i poveri, per l’educazione dei piccoli e del popolo, per la cura dei sofferenti e dei derelitti».[23]

- A quanti sono impegnati al servizio delle popolazioni, nelle organizzazioni internazionali, governative e non governative, aventi una missione educativa, e a tutti coloro che, a vario titolo, operano nel campo dell’educazione e della ricerca, rinnovo il mio incoraggiamento, affinché si possa giungere al traguardo di un’educazione «più aperta ed inclusiva, capace di ascolto paziente, di dialogo costruttivo e di mutua comprensione».[24] Mi auguro che questo invito, rivolto nell’ambito del Patto educativo globale, possa trovare ampia e variegata adesione.

9. Non c’è pace senza la cultura della cura

La cultura della cura, quale impegno comune, solidale e partecipativo per proteggere e promuovere la dignità e il bene di tutti, quale disposizione ad interessarsi, a prestare attenzione, alla compassione, alla riconciliazione e alla guarigione, al rispetto mutuo e all’accoglienza reciproca, costituisce una via privilegiata per la costruzione della pace. «In molte parti del mondo occorrono percorsi di pace che conducano a rimarginare le ferite, c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia».[25]

In questo tempo, nel quale la barca dell’umanità, scossa dalla tempesta della crisi, procede faticosamente in cerca di un orizzonte più calmo e sereno, il timone della dignità della persona umana e la “bussola” dei principi sociali fondamentali ci possono permettere di navigare con una rotta sicura e comune. Come cristiani, teniamo lo sguardo rivolto alla Vergine Maria, Stella del mare e Madre della speranza. Tutti insieme collaboriamo per avanzare verso un nuovo orizzonte di amore e di pace, di fraternità e di solidarietà, di sostegno vicendevole e di accoglienza reciproca. Non cediamo alla tentazione di disinteressarci degli altri, specialmente dei più deboli, non abituiamoci a voltare lo sguardo,[26] ma impegniamoci ogni giorno concretamente per «formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri».[27]


Dal Vaticano, 8 dicembre 2020
Francesco


[1] Cfr Videomessaggio in occasione della 75ª Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 25 settembre 2020.

[2] Cfr Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 67.

[3] Cfr “Fraternità, fondamento e via per la pace”, Messaggio per la celebrazione della 47ª Giornata Mondiale della Pace 1° gennaio 2014 (8 dicembre 2013), 2.

[4] Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 70.

[5] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 488.

[6] De officiis, 1, 28, 132: PL 16, 67.

[7] K. BIHLMEYER - H. TÜCHLE, Storia della Chiesa, vol. I L’antichità cristiana, Morcelliana, Brescia 1994, 447.448.
[8] Discorso ai partecipanti al Convegno promosso dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale nel 50° anniversario della “Populorum progressio” (4 aprile 2017).
[9] Messaggio alla 22ª sessione della Conferenza degli Stati Parte alla Convenzione-Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP22), 10 novembre 2016. Cfr Tavolo interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale, In cammino per la cura della casa comune. A cinque anni dalla Laudato si’, LEV, 31 maggio 2020.
[10] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 26.
[11] Momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia, 27 marzo 2020.
[12] Ibid.
[13] Cfr Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre 2020), 8; 153.
[14] S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), 38.
[15] Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 91.
[16] Conferenza dell’Episcopato Dominicano, Lett. past. Sobre la relación del hombre con la naturaleza (21 gennaio 1987); cfr Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 92.
[17] Cfr Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre 2020), 125.
[18] Ibid., 29.
[19] Cfr Messaggio ai partecipanti alla Conferenza internazionale “I diritti umani nel mondo contemporaneo: conquiste, omissioni, negazioni”, Roma, 10-11 dicembre 2018.
[20] Cfr Messaggio alla Conferenza dell’ONU finalizzata a negoziare uno strumento giuridicamente vincolante sulla proibizione delle armi nucleari, che conduca alla loro totale eliminazione, 23 marzo 2017.
[21] Videomessaggio in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2020, 16 ottobre 2020.
[22] Cfr Benedetto XVI, “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”, Messaggio per la 45ª Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2012 (8 dicembre 2011), 2; “Vinci l’indifferenza e conquista la pace”, Messaggio per la 49ª Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2016 (8 dicembre 2015), 6.
[23] Discorso ai Deputati e ai Senatori dell’Uganda, Kampala, 1° agosto 1969.
[24] Messaggio per il lancio del Patto Educativo, 12 settembre 2019: L’Osservatore Romano, 13 settembre 2019, p. 8.
[25] Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre 2020), 225.
[26] Cfr ibid., 64.
[27] Ibid., 96; cfr “Fraternità, fondamento e via per la pace”, Messaggio per la celebrazione della 47ª Giornata Mondiale della Pace 1° gennaio 2014 (8 dicembre 2013), 1.

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