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Lettera del Vescovo ai Sacerdoti e ai Fedeli della Diocesi di Aosta
in occasione della terza edizione italiana del Messale Romano

   

    Carissimi fratelli e sorelle, con la  prima Domenica di Avvento le nostre comunità iniziano a usare per la celebrazione dell’Eucaristia la terza edizione italiana del Messale Romano. Essa comporta  alcune  traduzioni nuove rispetto ai testi ai quali siamo abituati. Dovremo imparare le poche formule comunitarie modificate (Confesso, Gloriae Padre nostro) per pregare tutti insieme in maniera armoniosa.

    Da  parte  mia, vorrei consegnarvi il  Messale come  invito  a riscoprire  la bellezza della  Santa Messa e a parteciparvi con intensità di fede ogni  domenica e anche  nei  giorni  feriali, quando possibile. L’Eucaristia è il centro della vita della Chiesa, il centro della vita di ogni cristiano  e  di ogni  famiglia  cristiana, perché è il dono della Sua presenza che Cristo ci ha lasciato in eredità. Si tratta di una presenza viva: Cristo parla e illumina il nostro cammino, si offre in sacrificio al Padre per noi, ci dona il Suo Spirito. Nell’Eucaristia si consuma l’incontro che muove tutta la vita di fede: «Ciascuno  di  noi  riceve  Cristo... Cristo  riceve  ciascuno  di  noi»  perché  ognuno  possa  diventare dono per gli altri (San Giovanni Paolo II). Per questo motivo i cristiani sono disposti a rinunciare a tutto, ma non all’Eucaristia, come dimostra una lunga schiera di martirie confessori della fede tra i quali va ricordato François-Xavier Nguyen Van Thuan, vescovo vietnamita che trascorse 13 anni in carcere per la fede e che continuò a celebrare l’Eucaristia in condizioni inimmaginabilie rischiando ogni volta la vita.

    Il Messale non èun libro per addetti ai lavori e non è riservato ai sacerdoti: È libro per tutti, libro della  comunità: formula, guida e ordina la grande preghiera della Chiesa che raccoglie ed eleva a Dio la preghiera di tuttii fedeli.

    Provo a ricordare alcune caratteristiche del Messale come indicazione per una sua corretta recezione.

    Innanzitutto è un libro ricevuto. Il Messale custodisce la fede creduta, celebrata e vissuta dalla Chiesa, raccogliendo una storia di preghiera che, come un filo rosso, ci congiunge con la primitiva comunità apostolica, con la prima celebrazione eucaristica. In questo senso il Messale ci ricorda che la  forma  del  viverecristiano  ci  precede  sempre  perché  è  dono  diDio  in  Gesù  Cristo  attraverso  la Chiesa. Questa precedenza suscitain noi gratitudine e ci apre alla comunione universale.

    È  un libro per l’azione liturgica.  Il  Messale non è solo un prontuario di testi ad uso di presidente e assemblea, ma una vera e propria guida alla celebrazione che coordinaparole e gesti, coinvolgendo in modo coerente tutti i presenti. Così nel Messale, accanto ai testi da proclamare, hanno dignità e  importanza  anche le notazioni musicali e le indicazioni (rubriche) che regolano la preghiera dell’assemblea, valorizzando tutte le forme di linguaggio previste dalla Liturgia (parola e canto, gesti e silenzi, movimento del  corpo,  colori, musiche, profumi,  luci).  La  Liturgia  infatti possiede una varietà di registri comunicativi che mirano a mettere in gioco tutta la persona, corpo e spirito, intelligenza ed emotività, interiorità e relazioni.

    È un libro sigillato e aperto al tempo stesso. Il Messale non può essere cambiato arbitrariamente; chiede ad ogni comunità di accoglierlo e di usarlo mediando tra il mistero celebrato e l’assemblea concreta con le sue particolarità e le situazioni che di volta in volta si susseguono. La Liturgia eucaristica è come la  musica: il Messale ci offre la partitura che non può essere alterata, l’azione celebrativa ci dona l’originalità di ogni esecuzione.

    Vorrei  concludere richiamando due principi  della riforma liturgica voluta dal  Vaticano II (Sacrosanctum  Concilium). Il  primo è quello della fedeltà alla  «sana  tradizione» che ci invita ad essere attenti al modello rituale, unitario e condiviso, che il Messale ci propone e che permette alle singole assemblee eucaristiche di  manifestare l’unità  della  Chiesa  orante,  specchio e  grembo dell’unità nella fede e nella carità. Dobbiamo  vincere «la  superficiale  propensione  a  costruirsi  una liturgia a propria  misura, ignorando le norme  liturgiche» cosa che «non solo pregiudica la verità della celebrazione ma arreca una ferita alla comunione ecclesiale» (Presentazione CEI). Il secondo principio è quello della «nobile semplicità» che chiede preparazione e accuratezza in tutti i passaggi della celebrazione per vivere una liturgia seria, semplice e bella che sia veicolo del mistero, capace di narrare la perenne alleanza di Dio con gli uomini e capace di farlo toccando tutte le corde  dei convocati, razionalità, affettività e corporeità.

    L’augurio è che  tutti,  fedeli, sacerdoti  e  diaconi,  frequentiamo un po’ di  più le pagine del Messale affinché «riscopriamo insieme la bellezza e la forza del  celebrare cristiano, impariamo il suo linguaggio - gesti e  parole - senza  appiattirlo importando con superficialità i linguaggi del mondo. Lasciamoci plasmare dai gesti  e dai “santi  segni” della  celebrazione» (Messaggio dei Vescovi italiani).

    Colgo l’occasione per augurare a tutti un buon cammino d’Avvento e per invocare su di voi la benedizione del Signore.

 

     Aosta, 22novembre 2020
Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo